lauraIl coraggio fenomenico della fragilità è condizione propriamente femminile. La donna che si trova a fare, a plasmare, ad affrontare, genericamente, la realtà della Vita, intesa quale “Esterno”, spazio, antitesi, mostra qualcosa di prezioso. Nello sforzo connaturato all’essere la donna fonde gesto e presenza. Una donna non può rinunciare alla propria femminilità come tendenza realizzativa e finale, in ogni azione o reazione. Dietro ogni fatto che la coglie o che la comanda si cela lo specchio di un desiderio di femminilità. La fragilità femminile è proprio la verità autonoma di questo stato di disposizione verso il mondo. Il limite di potenza, di incisione risolutiva che una donna investe nel gesto è il segno di una mancanza presente, di una parola fisica, un discorso antichissimo e sacro sulla condizione umana. La donna ne è interprete e segno di verità al contempo. Questo è un discorso che racconta all’uomo della fragile bontà dell’umano nella sua inscindibile compenetrazione di anelito al dare, al movimento e confinamento di soggetto. L’umano la metafora, il pensiero della propria condizione, la ragione dispiegata ed eterna del divenire: la donna. La donna fragilità lontana dalla debolezza, fragilità pura.

La donna profuma sempre perché il suo sforzo è privo di una tensione agonistica verso l’altro, ella suda acqua. Ma nella femminilità, come in genere per ogni tratto dell’umano che non sia oscurato dalla violenza, vive il pensiero intuitivo di se medesima. La donna intuisce la donna, lo fa attraverso lo sguardo che si apre dall’esterno sul suo movimento. Qui la grandezza ideologica del sesso femminile, la sua meravigliosa ampiezza politica, la sua totale scrivibilità. Qui purtroppo, spesso, la sublimazione nervosa di un maschile volto alle conseguenze dell’osceno. Nella vastità del sentimento di assoluto cui  un corpo puramente determinato verso la scrivibilità come quello femminile, nel profumo dell’aria che colora di ampiezza l’uomo spesso raggiunge la virulenza dell’estasi piuttosto che l’ammirazione della religione. La religione porta alla filosofia e all’amore filosofico della donna,della Vita, ma l’uomo, il maschio, e forse la donna, cade vittima della fascinazione sensibile del femminile. C’è stato un passato, come c’è un presente in cui uomini e donne hanno giocato alla verità complessa della voce del sentimento. Un tempo perpetuo dove la donna profumava il mondo e l’uomo registrava la voce del limite, della meravigliosa, divina esistenza della fragilità, della sconfinata bellezza dell’irrisolto connaturato strutturalmente al Fragile. Però, notiamolo, non è ancora esistito un tempo in cui la donna parlasse della propria fragilità come il segno di una religione immanente chiamata Immagine della vita. Il mondo aspetta la fragilità delle donne sulle labbra silenziose dei baci.

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